La Orchestral Music Therapy (OMT) costituisce il dispositivo clinico attraverso il quale gli apprendimenti maturati nel setting di Individual Music Therapy (IMT) vengono progressivamente trasferiti, riorganizzati e messi alla prova in un contesto orchestrale strutturato, secondo quanto delineato nel framework I-SOUND (Liuzzi et al., 2025).
L’OMT non rappresenta una semplice estensione collettiva dell’intervento individuale, ma un ambiente clinico-funzionale complesso, progettato per far emergere, in modo controllato, le dinamiche di:
- coordinazione temporale e ritmica,
- regolazione attentiva condivisa,
- integrazione sensoriale multimodale,
- adattamento motorio e posturale,
- interazione socio-relazionale mediata dal suono.
Gli apprendimenti individuali acquisiti in IMT (es. modalità di ingaggio, strategie di regolazione, pattern motori e percettivi) vengono riattivati e ricalibrati all’interno dell’orchestra, dove il soggetto è chiamato a confrontarsi con vincoli temporali, relazionali e strutturali progressivamente più complessi.
Questo passaggio consente di osservare in modo clinicamente rilevante la stabilità, la flessibilità e la trasferibilità delle competenze emerse nel lavoro individuale.
Dal punto di vista clinico, l’OMT permette di evidenziare:
- la capacità di mantenere l’organizzazione funzionale in presenza di stimoli multipli,
- la modulazione dell’iniziativa e della risposta in un contesto condiviso,
- l’emergere di strategie adattive o di criticità non osservabili nel setting individuale.
All’interno del modello I-SOUND, la relazione dinamica tra IMT e OMT è regolata dal Multidirectional & Iterative Transfer Process (MIT-P), che consente un passaggio bidirezionale e iterativo tra esperienza individuale e orchestrale.
Tale processo favorisce, in modo progressivo e documentabile, la generalizzazione degli apprendimenti, il recupero funzionale e l’apprendimento neurofunzionale, con ricadute osservabili sulla qualità della partecipazione del soggetto nella vita quotidiana, come riportato in letteratura (Liuzzi et al., 2025).