Ho sete è una favola musicale originale in cui drammaturgia, regia e composizione operano come un unico organismo espressivo. Il progetto nasce dal lavoro congiunto di Rosa Masciopinto e Donatella Brocco (testo e regia) e dalla composizione e direzione musicale di Tommaso Liuzzi, all’interno di un impianto corale che integra attori e musicisti in una struttura narrativa condivisa.
Lo spettacolo è stato presentato come studio aperto al pubblico al Nuovo Cinema Palazzo di Roma (San Lorenzo) dal 16 al 20 maggio 2012, con prove aperte pomeridiane e rappresentazioni serali. Il 20 maggio, all’interno della Festa dell’Acqua, il progetto è stato riproposto in forma estesa, includendo un momento musicale pubblico con l’Orchestra Euterpe e una replica serale dello spettacolo. Il lavoro è stato successivamente ripresentato in contesti performativi e festivalieri, tra cui il Dynamo Festival, confermando la sua capacità di adattarsi a spazi e pubblici differenti.
I brani originali come struttura narrativa
La partitura di Ho sete è composta da nove brani originali, concepiti come elementi strutturali della narrazione. La musica non interrompe l’azione, ma la attraversa: introduce il paesaggio simbolico della favola, accompagna il viaggio del protagonista, sostiene la tensione tra oppressione e speranza, fino alla dimensione collettiva della liberazione.
Ogni brano è pensato per vivere nella scena, adattandosi al tempo teatrale e alla risposta del gruppo. La scrittura alterna forme riconoscibili e flessibilità controllata, consentendo alla musica di mantenere coerenza pur operando in un sistema aperto.
Coralità, direzione e responsabilità del suono
Un elemento centrale del progetto è la coralità, intesa non come effetto estetico ma come dispositivo organizzativo. Il coro agisce come voce collettiva, sostenuta da un ensemble strumentale diretto in modo da preservare equilibrio, ascolto reciproco e continuità tra i brani.
La direzione musicale svolge una funzione di regolazione del contesto sonoro, garantendo stabilità interna alla musica anche in condizioni performative complesse. Il suono diventa così uno spazio condiviso, capace di contenere differenze, tempi e livelli emotivi differenti.
Una favola che denuncia e sensibilizza
Ho sete utilizza il linguaggio della favola per affrontare temi di interesse generale: l’acqua come bene comune, la sete come mancanza materiale e simbolica, il potere, la migrazione, la speranza.
La musica accompagna questi contenuti senza sovrapporsi alla drammaturgia, rendendoli accessibili e condivisibili, e favorendo una partecipazione emotiva che unisce denuncia e delicatezza.
La forza del progetto risiede nella sua capacità di tenere insieme dimensione poetica e responsabilità collettiva, senza semplificazioni né retorica.
Continuità con una visione musicale più ampia
Pur nascendo in ambito teatrale, Ho sete riflette una visione della musica non confinata a un solo ambito applicativo. La stessa logica compositiva può operare in contesti teatrali, sinfonici, performativi o di ricerca, mantenendo continuità sul piano dell’etica del suono, della responsabilità del direttore e della centralità della relazione.
In questa prospettiva, Ho sete rappresenta un progetto speciale in cui la musica mostra la propria capacità di attraversare linguaggi e contesti, anticipando sviluppi successivi della ricerca compositiva, inclusa la realizzazione di opere originali come STRAPPP!! (T. Liuzzi, 2025), concepite con finalità esplicitamente clinico-scientifiche, ma fondate sulla stessa attenzione al contesto, all’ascolto e alla funzione del suono.